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Acqua del rubinetto: il lungo viaggio fino al tuo bicchiere (e i falsi miti da sfatare)
Uno su tre non si fida a berla. Eppure la scienza dice altro.
Apri il rubinetto, riempi il bicchiere, bevi. Sembra un gesto banale. Ma quell’acqua ha percorso un viaggio di centinaia di chilometri, attraverso sorgenti, impianti, chilometri di condutture e decine di controlli prima di arrivare fin lì. Conoscere questo percorso è il primo passo per smettere di credere alle tante leggende che circolano sull’acqua del rubinetto, e per fare scelte più consapevoli.
Da dove viene l’acqua che bevi
L’acqua potabile ha origini diverse: sorgenti naturali, falde sotterranee, laghi, fiumi. Prima di entrare nella rete idrica viene sottoposta a potabilizzazione: un processo che comprende sedimentazione, filtrazione e disinfezione (generalmente con cloro o ozono) per eliminare batteri, virus e contaminanti chimici.
Una volta nella rete, viene monitorata in continuo. In Italia i parametri di qualità sono stabiliti dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva Europea 2020/2184 ed è tra le normative più stringenti al mondo in materia di acque potabili.
E a Roma?
Roma si distingue come una delle poche metropoli al mondo dotate di una rete idrica in cui gran parte dell’acqua erogata presenta livelli qualitativi eccellenti sin dalla sua origine: la Capitale riceve il 97% del suo approvvigionamento idrico dalle sorgenti e solo il restante 3% dai pozzi.
L’acqua che arriva nelle case di Roma e dei comuni serviti da Acea Ato 2 è sicura e di alta qualità, monitorata lungo tutta la filiera idropotabile. Viene controllata 365 giorni l’anno con analisi approfondite su tutta la rete. Tra le sorgenti principali: il sistema Peschiera-Capore, uno degli acquedotti più grandi d’Europa, e il celebre Acquedotto Vergine, risalente all’epoca di Augusto.
Se vuoi sapere esattamente da dove viene l’acqua del tuo indirizzo e i valori delle analisi chimiche, puoi consultarlo direttamente sul sito di Acea Ato 2.
I falsi miti più diffusi, sfatati dall’ISS
L’Istituto Superiore di Sanità ha identificato i sette falsi miti più comuni sull’acqua del rubinetto. Ne riprendiamo i principali.
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“Fa venire i calcoli renali”
Questo è probabilmente il falso mito più duro a morire. Il consiglio di utilizzare acque leggere o oligominerali al posto dell’acqua del rubinetto per evitare la calcolosi renale non è giustificato da evidenze scientifiche. La formazione dei calcoli dipende in molti casi da una predisposizione individuale oppure familiare. Il calcio dell’acqua non è il problema: è un nutriente essenziale che non va ridotto senza indicazione medica. -
“È meno sicura dell’acqua in bottiglia”
Bere acqua del rubinetto è sicuro per la salute come lo è bere acqua minerale naturale, perché in entrambi i casi l’assenza di rischi per i consumatori è garantita dai controlli previsti dalla normativa. La differenza sta nel fatto che l’acqua potabile è soggetta a controlli più frequenti e capillari rispetto all’acqua imbottigliata. Il Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque (CeNSiA) dell’ISS attesta una conformità ai parametri di legge in quasi il 100% dei casi. -
“Bisogna installare un depuratore per renderla sicura”
Le acque distribuite in Italia sono di qualità adeguata al nostro consumo e non necessitano di altri trattamenti per renderle potabili o per evitare rischi per la salute. L’unico scopo degli apparecchi di trattamento è modificare le caratteristiche organolettiche, cioè rendere più gradevole il sapore o l’odore, o renderla frizzante. Attenzione: alcuni filtri casalinghi, se non manutenuti correttamente, possono diventare focolai batterici. -
“L’acqua buona deve essere priva di sostanze chimiche”
È vero il contrario: l’acqua contiene molte sostanze chimiche vantaggiose per la salute ed eliminarle non rappresenterebbe un beneficio, ma un potenziale danno. Rimuovere calcio, magnesio, iodio, potassio e altri minerali naturalmente presenti provocherebbe la riduzione di elementi essenziali per la salute, modificazioni del gusto e danni alle reti idriche. -
“Non possiamo sapere cosa c’è nell’acqua di casa”
Sul sito del proprio gestore idro-potabile sono già forniti i dati sulle caratteristiche delle acque e i risultati dei controlli. Per Roma, come dicevamo, basta inserire il proprio indirizzo sul sito ACEA per scaricare i valori analitici aggiornati.
Il cloro: perché c’è e perché non fa male
Molti associano il sapore o l’odore di cloro a qualcosa di non salutare. L’acqua del rubinetto può avere un odore sgradevole dovuto all’immissione del cloro impiegato per la disinfezione, ma la sua presenza concorre a determinare la qualità dell’acqua stessa. Il cloro residuo nei limiti di legge, che in Italia sono tra i più bassi in Europa, è innocuo e necessario: garantisce che l’acqua rimanga priva di contaminazioni batteriche per tutto il tragitto fino al tuo rubinetto. Se l’odore ti disturba, lascia il bicchiere d’acqua riposare qualche minuto: il cloro evapora spontaneamente.
Una scelta anche per il pianeta
Bere acqua del rubinetto non è solo sicuro: è conveniente ed ecologico. Significa meno bottiglie di plastica, meno trasporti, meno emissioni. Il D.Lgs. 18/2023 chiede alle regioni e alle province di promuovere l’uso dell’acqua di rubinetto, anche incoraggiando la messa a disposizione di acqua potabile a titolo gratuito ai clienti di ristoranti, mense e servizi di ristorazione.
Hai dubbi sull’acqua di casa tua o vuoi approfondire qualche aspetto? Il farmacista è una risorsa utile anche per queste domande: siamo qui per orientarti verso le fonti giuste.
